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CULTURA E TURISMO

TURISMO

 

Tavolo di Lavoro su

CULTURA, SVILUPPO E TURISMO.

ANZIO:LA GRANDEBELLEZZA

INTRODUZIONE

IMG 1708In un contesto economico come quello nazionale che vede il Sistema “Italia” uscire a piccoli passi dalla recessione della grande Crisi del 2008 grazie al coraggio di scelte forti e decise per dei cambiamenti strutturali, la valutazione dell'importanza del volano rappresentato dal binomio cultura e turismo non può essere minimizzata.

Anche qui è necessario invertire tendenze e fare dei cambiamenti netti.

L’Europa assorbe il 50% circa del turismo mondiale, ed il 43% delle entrate annue generate da questo flusso mondiale, appartengono all’Europa.

Organizzare, quindi, il settore del turismo sfruttando al massimo le potenzialità per permettere la realizzazione di benefici economici per la città è un obiettivo possibile.

ANZIO PARTE DI UNA RETE. ANZIO CITTA' PER TUTTO L'ANNO

La realizzazione a livello normativo di quello che è stato per 25 anni solo l'appendice di un dibattito costituzionale, l'Area Metropolitana di Roma, ci pone nella condizione di affrontare la prima seria “riforma” strutturale quando si parla di Sviluppo turistico e cultura: la fine del provincialismo e dell'isolazionismo anziate.

Anzio condivide a livello di trasporti ma anche di conformazione del territorio ma soprattutto di condivisione del patrimonio culturale e archeologico, molto con l'area a sud di Roma che parte da Ostia antica e,passando per Pomezia, Ardea, ma anche Castelli Romani, si chiude più o meno nei confini del vicino comune di Nettuno.

E' necessario pensare ad una organizzazione in termini di gestione dei flussi e dei pacchetti turistici che sia “di rete” ovvero di Area Vasta e che utilizzi appunto la “Rete” web e che ci permetta di “intercettare” turisti ogni giorno, uscendo dalle logiche del turismo inteso solo relativamente ai mesi Luglio ed Agosto e prettamente balneare, ma calandosi in un ottica di turismo enogastronomico culturale per 365 giorni l’anno. Gli strumenti di attrazione ci sono tutti ma uno in particolare è facilmente riconoscibile: la qualità della nostra ristorazione, del nostro polo attrattivo enogastronomico che già adesso spinge tanti italiani a visitare la nostra città per degustare il nostro pescato ma soprattutto il nostro “know how” ovvero la nostra capacità di saperlo cucinare e presentare sulle tavole.

DALLA DIFFIDENZE NEGATIVE ALLA RELAZIONI POSITIVE. UNA NUOVA FILIERA TURISTICA PER ANZIO

Altro “Muro” da abbattere nelle menti di chi fa economia turistica nel nostro comune è quello della diffidenza verso gli altri operatori e l'incapacità manifesta di collaborare credibilmente verso degli obiettivi comuni.

In altri luoghi di Italia e in Europa, la capacità di fare “Rete di Impresa”, di creare una “Filiera” nell'ambito turistico-ristorativo-ricettivo è stato il segreto del successo negli anni del Boom e della sopravvivenza in questi anni di lunga crisi.

Bisogna incentivare collaborazione su programmi condivisi pur permettendo a tutti gli “attori” di mantenere intatto il proprio “protagonismo” imprenditoriale.

Inoltre va anche incentivata la PMI nella ricerca di fondi che sono previsti dal quadro finanziario UE 2014-2015 per quanto concerne gli investimenti nel turismo ed in special modo per il turismo costiero e marittimo.

LO STATO DELL'ARTE: COME SIAMO RIDOTTI. COME VOGLIAMO RAMMENDARE. DOVE VOGLIAMO ARRIVARE

La valutazione dello “stato dell'arte” di questo complesso quadro di insieme chiamato Cultura e Turismo ad Anzio è assai semplice: il nostro patrimonio archeologico, a partire dai resti della villa Neroniana , per passare ai resti del Teatro Romano, il Vallo Volsco ha necessità di un profondo restyling che vada oltre il restauro in senso stretto ma che deve prevedere nuove filosofie di fruibilità e di accessibilità e di attrazione , che passano dalla multimedialità, al marketing, a dei punti di ristoro.

La ricettività turistica, in termini di qualità e quantità dell'offerta alberghiera non si scosta dallo stesso tipo di valutazioni precedenti. Il “restyling” qui prevederebbe una seria operazione di ripensamento della propria “Vision”. Più servizi accessori e più capacità di adozione di una visione “friendly” per chi decide di passare qui anche poco tempo è una delle cose che vanno adottate come criterio base in questa opera di ristrutturazione del comparto.

Del resto queste considerazioni sono speculari alla percezione turistica che Anzio ha di sé stessa e che proietta verso il resto del mondo: nel primo caso si ha una esagerata valutazione della importanza storico-geografica del proprio sito che si riflette in una sorta di chiusura verso il “visitatore” che non viene trattato come un ospite da accogliere con cordialità e affabilità ma come un soggetto da cui massimizzare in poco tempo i ricavi anche con metodi poco ortodossi. Nel secondo punto di vista invece non ci si rende conto che dall'esterno Anzio, negli ultimi anni, per modi e atteggiamenti, viene percepita come città “non importante” nel panorama turistico e storico dell'area metropolitana e in più lascia a desiderare ( sempre in termini di percezione) in tema di ospitalità.

Queste due “percezioni” sono il prodotto di una somma di elementi negativi in cui al degrado delle strade del centro storico, e del porto si va ad aggiungere quello delle periferie ( sia dal punto di vista di progettazione urbanistica che come stato delle fogne o del mancato completamento della raccolta differenziata che permette il proliferare di discariche a cielo aperto).

Ad un tale “stato dell'arte” non si può che contrapporre l'applicazione in senso positivo della teoria sociologica dei “vetri rotti” ovvero provvedendo a contrastare con un grado di tolleranza zero il degrado ovunque venga a registrarsi sul territorio anziate al fine di garantire una inversione di tendenza in merito all'auto-percezione della città nei confronti di se stessa e successivamente, come conseguenza indotta, nella percezione esterna che viene a registrarsi fuori dai confini comunali.

Ma per garantire a tali processi di lotta al degrado come anche a quelli relativi al restyling del nostro patrimonio così come anche alla possibilità di realizzare nuove opere e infrastrutture correlate al turismo e alla cultura si deve fare conto con la realtà economica di un Paese che sta uscendo dalla Crisi, dove il ruolo dei finanziamenti pubblici in tali campi tende sempre di più a diminuire peso.

In tal senso l'adozione di una “politica spinta” di sussidiarietà col privato è fondamentale. Oramai le grandi città di cultura del nostro Paese, da Firenze a Venezia, per non parlare della stessa Roma, accettano e “invogliano” la partecipazione di soggetti privati nazionali e internazionali, che sulla falsariga di quello che accade nel resto del mondo occidentale, si mettono a disposizione finanziariamente per la realizzazione di opere museali, congressuali o il restauro di grandi opere del passato.

Due esempi in Italia sono agli occhi di tutti: 1) il restauro del Colosseo a Roma da parte dell'imprenditore Diego Della Valle e 2) la “pulitura” dallo smog, della Piramide Cestia da parte del miliardario nipponico Yuzo Yagi.

In tale caso l'unica merce di scambio reale che si è venuta a creare con i due “donatori” è solo un gradito ritorno di immagine legato all'importante atto di mecenatismo, mentre la collettività ha ottenuto in cambio un risultato che altrimenti sarebbe stato ben difficilmente finanziabile in questo contesto economico.

CONCLUSIONI FINALI

E' ovvio che tutto ciò di cui abbiamo parlato in questo documento più che essere una sorta di guida tecnica alla realizzazione di una nuova politica culturale e turistica è più che altro una sorta di espressione di quella che dovrebbe essere la nuova “filosofia”, il nuovo approccio che una amministrazione in linea con la città e i suoi abitanti ma anche in linea con i tempi nuovi che viviamo, dovrebbe adottare.

A ciò che abbiamo tentato di sintetizzare in poche pagine di questo documento vanno aggiunti altri concetti base , come quelli legati alla filosofia dello scambio culturale con quei Paesi che per via della vicenda dello sbarco alleato hanno stretto in qualche maniera uno storico canale di collegamento con noi oppure non si può non sottolineare che per fare seriamente una promozione dell'immagine di questa città del mondo, l'adozione di un brand, di una immagine coordinata della città sia un atto doveroso e da fare anche con una certa fretta oppure che la realizzazione di almeno alcune opere infrastrutturali legate alla cultura e turismo che sono assolutamente necessarie, come un museo dello sbarco alleato multimediale, un polo congressuale e un palazzo delle arti.

Sarà compito dell’amministrazione che vuole far crescere l’economia turistica in questo territorio, tenere ben in mente i principi cardini per la crescita e lo sviluppo turistico del territorio, ossia l’accoglienza e la cura dell’immagine mediatica e reale della città, mediando e coinvolgendo differenti attori (imprenditori, sponsor, cittadini..) in un progetto condiviso e ben strutturato, e che miri dritto alla realizzazione dell’obiettivo.